03 settembre 2021

L’esposizione effimera Le Petit Tour de France
può essere vista dall’8 all’11 settembre a La Botica, 69 Rue de Bagnolet a Parigi.

Le 3 settimane del Petit Tour de France di Lucas Beaufort hanno dato vita a una collezione di pitture e alla creazione esclusiva di una serie limitata di 12 biciclette Moustache, ognuna con un’identità unica

L’idea del Piccolo Tour de France è nata nella primavera del 2020. Quando si è abituati a cambiare paese ogni settimana, due mesi di lockdown decuplicano il desiderio di salpare verso il tramonto. Dal momento che è complicato pianificare il futuro, l’esplorazione della Francia era l’opzione più praticabile.

I primi di luglio del 2021, dopo un anno di preparazione, mi sono sentito pronto per affrontare un’avventura straordinaria: attraversare la Francia su una ebike Moustache con due dei miei migliori amici.

20 giorni e 1461 km separano la Normandia, dove vivo attualmente, e la Costa Azzurra, da dove provengo.

La partenza era prevista per il 10 luglio 2021. Due giorni prima, il mio team è arrivato per sistemare gli ultimi dettagli. Nonostante il perdurante tempo cupo, lo stato d’animo era positivo.

Il giorno della partenza

Pioveva a catinelle e sentivamo freddo fino al midollo. Anche mia moglie Garance era pronta a partire con una tonnellata di bagagli stipati nel “carro scopa”. In quel preciso momento non avevo idea di cosa ci avrebbe atteso, ma la voglia di spiccare il volo ha avuto il sopravvento e niente avrebbe potuto fermarci.

La prima tappa è memorabile poiché è la più lunga del tour. Gli 85 km inizialmente previsti si sono trasformati in 105 km. In più quando non si è preparati fisicamente, quando la pioggia e il vento decidono di partecipare ai festeggiamenti e nondimeno si fora dopo 10 km, ci si dice che peggio di così non potrebbe andare. Dopo 60 km, stavo già a fatica seduto sulla sella, senza contare che avevo già fatto un po’ troppo affidamento sull’assistenza elettrica della bicicletta compromettendo severamente la riuscita di questa prima tappa fino a Bellême. Ricordo ancora il nostro arrivo stremati dopo quasi 5 ore e 15 minuti di pedalata, è stato epico, come se fossimo arrivati a fine tour mentre in realtà eravamo solo all’inizio. La prima settimana è stata resa più ardua da alcune forature e soprattutto da un meteo da cani. Ha piovuto tutta la settimana quasi senza interruzione.

A parte il clima, non avrei mai immaginato che mi sarebbe piaciuto così tanto andare in bicicletta. Questa sensazione che si prova ogni mattina mi colma di piacere quando si parte alla scoperta della Francia, viaggiando lungo la Loira e attraversando i piccoli villaggi.
Abbiamo trascorso il 14 luglio, festa nazionale, in un incantevole villaggio a Ousson-sur-Loire. Ne serbo dei ricordi incredibili, poiché era la festa del villaggio, proprio come quella che si celebrava quando ero piccolo, all’antica, con giochi come il palo della cuccagna e la corsa dell’uovo e del cucchiaio. Ho visto persone felici che condividevano con semplicità momenti di svago insieme, era proprio quello che cercavo.
Il sole finalmente è ricomparso durante la seconda settimana da Lione. Sembrava davvero di aver fatto due giri distinti della Francia, prima nel grigio e nel freddo, poi con il sole martellante fino a Cannes.

Ogni sera abbiamo alloggiato in Bed and Breakfast selezionati con cura per la loro posizione ma soprattutto per la loro capacità di infondermi entusiasmo. Era parte integrante del viaggio, l’idea di immergersi in un nuovo ambiente da ricreare ogni pomeriggio. Che sorpresa quando i proprietari ci hanno proposto di mangiare con loro la sera. Era quello che desideravamo, conoscere meglio il territorio, incontrare persone, condividere i nostri ricordi, i nostri trial, raccontare la nostra avventura.

Le due serate che mi sono rimaste più impresse sono state quelle di Chomerac e Tarascon. La sensazione è che le persone che abbiamo incontrato siano diventate molto più di semplici conoscenti, tanto che abbiamo programmato di rivederci e di collaborare, in futuro, a progetti culturali. L’arrivo a Cannes, dove sono nato e cresciuto, ha per me un sapore assolutamente speciale. Si è trattato di un’occasione per rivedere gli amici, reinserirsi nella scena degli skater locali e, soprattutto, festeggiare la fine del tour a casa di mia madre! 😉

La mia più grande esperienza maturata nel tour è stata senza dubbio l’amicizia sviluppatasi giorno dopo giorno con i miei due compagni di viaggio, i miei amici Zians e Valentin, che mi hanno accompagnato fino alla fine. Avreste dovuto vederci cantare, strillare e piangere durante il percorso. Quando il tuo GPS ti fa prendere strade impossibili tra le rocce, quando buchi ancora e ancora, 5 minuti dopo aver riparato la tua camera d’aria.
Questa sensazione la puoi raccontare alle altre persone, ma viverla su 1461 km, quasi 24 ore al giorno per 20 giorni, è quasi indescrivibile.

Intervista con Lucas Beaufort

Perché hai scelto una bici elettrica per questo viaggio?

Ho subito un grave infortunio alla caviglia nel dicembre 2020 che ha compromesso il mio allenamento prima dell’inizio del Piccolo Tour de France. Penso che la decisione di usare questo mezzo sia stata sensata, perché 1461 km non sono stati un’impresa da poco, anche se in versione elettrica. Abbiamo sofferto fisicamente e l’assistenza offerta sulle grandi salite ci ha francamente salvato la giornata.

Cosa ti resta di questa esperienza?

Ciò che conservo maggiormente nella memoria è il piacere di una ritrovata libertà, una libertà in sintonia con la mia vita come artista. Partire per l’Australia per un capriccio, svegliarsi ogni mattina in un posto diverso, scoprire, esplorare, condividere e vivere. Ho avuto la possibilità di viaggiare diverse volte per il pianeta, ma questo Piccolo Tour de France fa già parte delle avventure più incredibili che ho avuto la fortuna di vivere.

Cosa consiglieresti alle persone che vorrebbero provare questo tipo di avventura in bicicletta?

Di vivere il loro sogno. Da quando ho compiuto 30 anni mi ripeto ogni giorno che non è il tempo che passa, siamo noi che passiamo. A cosa serve attendere di vivere i propri sogni. Sento spesso le persone intorno a me dire “un giorno partirò per fare il giro del mondo” o “un giorno farò quello o quest’altro”. Per me è come se avessero dichiarato “non lo farò mai”. Sono una persona ottimista e mi dico che se io posso vivere i miei sogni, perché gli altri non possono farlo?

La tua opinione relativa agli spostamenti/viaggi in bicicletta?

Viaggiare in bicicletta è senza dubbio il modo più divertente di esplorare e scoprire il mondo.  Voglio vivere avventure ancora più intense, un tour dell’Europa e incontrare artisti lungo la strada… ciò stimola la mia curiosità in vista del 2022.

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